L’agapanthus, il fiore amato da Monet

Luglio è il mese della fioritura dell’agapanthus (Agapanthus africanus). Al giardino Bardini se ne possono ammirare alcuni bordi di fioriture nella zona inferiore della Scalinata Barocca, sia di colore azzurro sia di colore bianco. Le foglie sono lunghe, nastriformi e verdi; i fiori crescono su steli alti e sottili, riuniti in piccole campanule raggruppate in sfere o mezze sfere molto decorative. Si possono moltiplicare per divisione del rizoma ed  infatti nel giardino Bardini si sono ottenuti numerosissimi fiori grazie a questo metodo. In commercio ne esistono tantissime varietà, oltre alla tradizionale, quali il Fireworks, con campanule bianche bicolori (bianco e viola intenso), il Black Jack, blu-nero oppure il nano Peter Pan, dalle campanule viola chiaro.

Ma qual è la sua origine? L’agapanthus giunge dal Sudafrica e fu importato dagli olandesi in Europa nella seconda metà del XVII secolo. Era già conosciuto da Cosimo III de’Medici alla fine di quel secolo, essendo raffigurato in un celebre manoscritto illustrato della Biblioteca Nazionale di Firenze, donatogli dal re d’Inghilterra Guglielmo d’Orange. Ebbe grande diffusione nel corso del XIX secolo. Il suo nome è composto dalle parole greche agápē e ánthos, vale a dire “fiore dell’amore”. Ha infatti un significato simbolico di fertilità e protezione: nella tradizione delle popolazioni Xhosa del Sudafrica, le spose indossavano collane di radici secche di agapanthus per favorire la fecondità e proteggere la gravidanza. Fu amatissimo da Claude Monet, che lo raffigura in quadro ora al Museo di Cleveland e fra le ninfee al MOMA di New York.


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