Il Giardino Bardini ha visto tornare all’antico splendore due vasi del XVIII secolo, testimoni della straordinaria collezione artistica radunata dal celebre antiquario Stefano Bardini.
I due manufatti, realizzati in pietra di Vicenza, rappresentano un esempio dell’arte scultorea settecentesca veneta. Caratterizzati da una raffinata lavorazione che include baccellature, foglie d’acanto e anse serpentiformi decorate con motivi a squama, questi vasi presentavano originariamente alla loro sommità delle foglie di agave in latta, elemento peculiare che li collega ad altri esemplari presenti nell’area veneta.
Le dimensioni considerevoli e l’impiego dell’elemento vegetale in metallo sono infatti caratteristiche riscontrabili in altre opere della medesima area geografica, come le urne settecentesche collocate all’ingresso dell’Orto Botanico di Padova e quelle del giardino Trissino Marzotto nei pressi di Vicenza.
La presenza di questi vasi a Villa Bardini non è casuale: fanno parte degli acquisti effettuati da Stefano Bardini in territorio veneto, da dove proviene anche il gruppo scultoreo di “Vertumno e Pomona”.
La collocazione all’aperto, sotto la vegetazione del giardino, ha esposto i vasi a un progressivo deterioramento. Nel corso degli anni, la superficie della pietra è stata infatti aggredita da muschi, licheni e alghe.
L’intervento di restauro è iniziato con una delicata pulitura preliminare per rimuovere i depositi superficiali, seguita dall’applicazione mirata di un trattamento biocida che ha neutralizzato efficacemente i microrganismi responsabili del deterioramento. La fase successiva ha visto i restauratori impegnati in una meticolosa pulitura meccanica eseguita con spazzolini in PVC, scelti appositamente per la loro capacità di rimuovere i residui senza intaccare la superficie lapidea.
Man mano che il lavoro procedeva, riemergeva gradualmente il tono cromatico originale della pietra di Vicenza, rivelando nuovamente le raffinate lavorazioni prima nascoste. A completamento dell’intervento, è stata applicata una soluzione all’avanguardia che crea una barriera invisibile contro future aggressioni biologiche e atmosferiche, preservando al contempo la naturale traspirabilità della pietra. Parallelamente al restauro dei vasi, è stato necessario affrontare le criticità strutturali dei pilastri che li sostenevano: i manufatti sono stati temporaneamente rimossi per consentire un adeguato consolidamento delle basi, per poi essere ricollocati nella loro posizione originaria.


