Dal 6 aprile al 22 giugno 2009

In occasione delle festività pasquali si è presentata, grazie alla disponibilità del proprietario, Mons. Egisto Cortesi, l’opportunità di offrire all’attenzione del pubblico all’interno del Museo “Pietro Annigoni”, sia pure temporaneamente, tre dei dieci cartoni preparatori per i celebri affreschi che il Maestro realizzò nel Santuario di Maria SS. del Buon Consiglio (Parrocchia di S. Michele Arcangelo) a Ponte Buggianese tra il 1967 e il 1978 del secolo scorso con la collaborazione di alcuni dei suoi allievi, oggi affermati artisti, tra cui Romano Stefanelli e Silvestro Pistolesi.

La circostanza è stata significativa in quanto è stata la prima volta che i cartoni sono stati esposti al pubblico al di fuori del Santuario.
Deposizione di Cristo e Adamo ed Eva disegni preparatori, particolari da Deposizione e Resurrezione di Cristo, affresco nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, Ponte Buggianese, Pistoia, 1967
tecnica mista su carta telata

I disegni sono preparatori alla realizzazione dell’affresco eseguito da Annigoni nel 1967 per la controfacciata della chiesa di San Michele Arcangelo, nel pistoiese, primo di un ciclo decorativo tratto dal Nuovo Testamento che sarebbe stato concluso nel 1978. Come è nel carattere dell’artista, questi grandi fogli rivelano al tempo stesso complessità di pensiero e straordinaria felicità d’esecuzione, ben testimoniando, proprio per la loro incompiutezza rispetto all’opera definitiva, l’articolato processo creativo. In una lettura originale del tema della Deposizione, il segno delinea con assoluta padronanza l’immagine centrale del Cristo morto che, sorretto nell’affresco dagli angeli, sarà al tempo stesso sceso dalla croce e tratto dal sepolcro, venendo a costituire il fulcro drammaticamente terreno della composizione, ma anche il tramite alla Resurrezione, che nell’opera finale si presenta in alto, con la figura radiosa del Cristo trionfante.

Più compiute, gli si affiancano le immagini contrapposte di Adamo ed Eva, cui farà da sfondo una terra desolata, simbolo dello stato di peccato da cui, a partire da loro, l’umanità intera potrà assurgere alla salvezza grazie al sacrificio di Gesù di Nazaret. Di fatto, l’iconografia che accosta i progenitori al Redentore risorto e circonfuso da una mandorla di luce, ha origini antiche, poiché discende dalle anastasis bizantine. Ma la scelta di Annigoni d’inserire al centro della composizione l’umanità sofferta del corpo livido e abbandonato del Figlio di Dio, e di sciogliere il codice serrato del precedente antico in forme di naturalezza plastica e struggente verosimiglianza, sature di rimandi alla tradizione figurativa più illustre, libera per contrasto, una straordinaria, modernissima visionarietà. Una visionarietà parallela – sebbene in chiave mistica – a quella che agita le atmosfere oniriche delle sue contemporanee Solitudini, non a caso incentrate sul tema ricorrente nella poetica annigoniana, della condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, tanto più drammatica quanto più aliena dalla consolazione della fede (Rossella Campana).

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