Restaurate le vasche romane del Giardino Bardini: esempi di arte funeraria del III-IV secolo d.C.

Nel Giardino Bardini i visitatori possono ammirare le decorazioni originarie di due sarcofagi romani trasformati nei secoli in vasche e oggi restaurate grazie al sostegno del Lions Club Firenze Michelangelo.

Questi manufatti marmorei testimoniano come l’arte funeraria antica abbia trovato nei secoli nuova vita in funzione decorative, mantenendo intatto il proprio valore storico e artistico. I due sarcofagi, catalogati dal Ministero per i Beni Culturali, rappresentano esempi dell’arte funeraria romana e sono datati tra il III e IV secolo d.C.

Il primo vascone, databile al IV secolo, si distingue per la sua elegante semplicità decorativa. Il fronte è ornato da una serie continua di strigilature verticali, quelle scanalature curve che nell’iconografia funeraria romana simboleggiavano il passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena. I fianchi presentano due scudi ovali sovrapposti con lance, elementi che potrebbero riferirsi al rango militare del defunto o semplicemente rappresentare motivi decorativi di prestigio.

Il secondo sarcofago, presumibilmente più antico e risalente al III secolo, mostra una decorazione più elaborata e simbolica. Le strigilature del fronte si dispongono in modo opposto e convergente verso il centro, dove spicca una cornucopia, simbolo di abbondanza e prosperità nell’aldilà. I fianchi sono decorati con due leoni in piedi, figure che nell’arte funeraria romana rappresentavano la forza e la protezione del defunto nel suo viaggio verso l’eternità.

La storia di questi sarcofagi non si è fermata all’epoca romana. Nel corso dei secoli, entrambi hanno subito una trasformazione d’uso che li ha portati da contenitori funerari a elementi decorativi di giardini e fontane. Questa pratica, comune nel Rinascimento e nei secoli successivi, riflette il gusto antiquario delle famiglie nobili fiorentine, che amavano circondarsi di testimonianze dell’antichità classica.

Le modifiche strutturali sono ancora oggi visibili: perforazioni per lo scarico dell’acqua nella parte inferiore, fori nelle pareti per l’alimentazione idrica, alcune delle quali hanno purtroppo compromesso parti delle decorazioni originali, come nel caso delle figure leonine del secondo sarcofago. Le pareti interne, originariamente levigate, sono state scalpellate per facilitare il deflusso dell’acqua, testimoniando l’adattamento funzionale subito dai manufatti.

Quando i restauratori hanno iniziato il loro lavoro, entrambi i vasconi mostravano i segni del tempo e dell’esposizione agli agenti atmosferici. Collocati all’esterno, addossati alle pareti della villa, avevano accumulato nei decenni depositi di polvere, terra e detriti organici. Ma il problema più serio era rappresentato dalla colonizzazione biologica: licheni, muschi e alghe avevano trovato nelle rugosità del marmo e nelle cavità naturali l’ambiente ideale per proliferare.

I licheni, in particolare, si presentavano sotto forma di macchie di colore nero e giallo intenso, non solo compromettendo l’aspetto estetico dei manufatti, ma rappresentando una vera minaccia per la conservazione del marmo. Questi organismi, infatti, producono sostanze acide che possono intaccare chimicamente la pietra, oltre a esercitare una pressione meccanica durante la loro crescita che può causare il distacco di frammenti.

Il secondo vascone presentava inoltre consistenti depositi calcarei, formatisi nel tempo a causa del ristagno dell’acqua piovana nelle depressioni della superficie. Questi depositi, di colore biancastro, avevano in alcuni punti uno spessore considerevole, mascherando completamente le decorazioni sottostanti.

Il restauro dei due vasconi è stato condotto con metodologie moderne. Gli specialisti hanno scelto di non cancellare le modifiche apportate in epoca post-antica, considerandole parte integrante della biografia degli oggetti.

L’intervento è iniziato con una delicata pulitura meccanica, eseguita con pennelli a setole morbide e spazzolini in materiale plastico per rimuovere i depositi superficiali senza graffiare il marmo. Successivamente, per eliminare la colonizzazione biologica, è stato necessario ricorrere a trattamenti con biocidi specifici, applicati sia per spazzolatura che mediante impacchi di polpa di cellulosa lasciati agire per ventiquattro ore.

Le macchie più resistenti hanno richiesto trattamenti con acqua ossigenata, mentre i depositi calcarei più consistenti sono stati rimossi con interventi meccanici mirati, utilizzando bisturi per non danneggiare le superfici decorate. Durante queste operazioni sono emerse tracce di precedenti restauri, testimonianza della cura con cui questi manufatti sono stati seguiti nel tempo.

Come protezione finale, l’intera superficie delle vasche è stata trattata con cera microcristallina, un prodotto che forma una barriera trasparente contro gli agenti atmosferici senza alterare l’aspetto naturale del marmo. Questa protezione, oltre a preservare i risultati del restauro, faciliterà le future operazioni di manutenzione.

Categoria:
Restauri

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