Attenzione: il Museo è in fase di allestimento e non è aperto al pubblico.

Il museo monografico dedicato all’opera di Pietro Annigoni ha inaugurato nel 2008 i suoi spazi espositivi permanenti nella suggestiva cornice di Villa Bardini.
Una selezione di opere di varia epoca, tecnica e soggetto appartenute alla collezione dell’artista si fanno testimoni di un’attività lunga e proficua, costituendo il nucleo esemplare di futuri possibili accrescimenti museali, atti a ulteriormente testimoniare l’importanza di quello che fu certamente uno degli artisti più singolari del secolo appena trascorso.

E tuttavia, in nome di un superamento della classica dimensione da museo “chiuso”, l’obiettivo che portano avanti da anni Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, è quello di proporlo, oltre che come prezioso “contenitore” delle testimonianze artistiche del Maestro, anche come centro espositivo di eventi temporanei, in tema con l’operato di Annigoni ma anche, più in generale, con il periodo storico a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Sezioni del Museo

1. Gli autoritratti, i ritratti, le Solitudini

Per un primo approccio con colui che fin da ragazzo si firmava coll’appellativo altisonante di “Canonicus”, affibbiatogli a quanto pare dai compagni del liceo per l’aria meditativa che gli era propria, entriamo dunque subito a contatto con l’immagine di Annigoni quale essa ci appare da alcuni autoritratti di grande presenza espressiva eseguiti lungo l’arco della vita pittorica dell’artista, ai quali s’accompagnano i ritratti dei familiari.
Gli autoritratti e i ritratti annigoniani mostrano una progressiva maturazione del linguaggio dell’artista, da sempre teso nella ricerca di una identità di stile in cui gli echi del passato, dal Seicento all’arte fiamminga, si fondono dando alla luce una moderna evidenza visiva.

2. Vedute e volti

Una sotterranea vena di malinconia caratterizza anche gli scarni e tuttavia densissimi Paesaggi raccolti in questa seconda sezione, realizzati da Annigoni durante alcuni dei suoi molti viaggi, in Nord America e in Sud Africa (1957 e 1966): lande desolate, contrade brulle, profili di colline contro cieli aranciati, burrascose visioni oceaniche si susseguono come i fotogrammi di una visione interiore, ma sono solo all’apparenza frutto d’impressioni casuali. Si tratta infatti di opere tecnicamente sofisticate, in cui l’artista sfrutta la porosità della carta preparata come fosse un intonaco per sovrapporvi pennellate di colore di volta in volta denso e magro, su cui poi lavora con velature e graffi a ottenere la profondità dello spazio.

3. Appunti “dal vero”

Parallela all’evoluzione pittorica ufficiale, Annigoni svolse da sempre una personale ricerca “dal vero” che prese le mosse dalla tradizione macchiaiola.
Prendendo spunto dall’insegnamento dei protagonisti di quel mondo ormai trascorso, egli amava recarsi a dipingere nei luoghi che gli erano cari o dove casualmente si trovava durante i viaggi in giro per il mondo. Con questo esercizio Annigoni esercitava l’occhio e la mano, ben consapevole, come aveva insegnato a suo tempo Nino Costa, considerato uno dei fondatori della Macchia, che alla base di ogni meditata impresa artistica non può esserci che l’emozione del contatto diretto con la Natura.

4. La Natura e il suo mistero

Il percorso si conclude con una carrellata di capolavori realizzati da Annigoni lungo tutto lo svolgersi della sua attività pittorica. Si parte dagli album delle incisioni degli anni Trenta, quando il giovane artista è affascinato tanto dall’espressionismo contemporaneo che dalla grande tradizione della grafica – da Rembrandt a Guercino – per arrivare a opere giovanili eseguite fra il 1928 e il 1935 con l’occhio attento al manierismo italiano e del nord Europa. Da queste si giunge infine a eccellenze della maturità, come Cinciarda (1945), Vecchio giardino (1947), Eremita che chiama (1949), per finire con La tempesta (1971), che ben testimoniano come Annigoni tenga fede alle proprie scelte con grande coerenza, ribadendo il rapporto col Vero quale fondamento di ogni forma d’arte

Biografia

Nato a Milano il 7 giugno 1910, Pietro Annigoni si trasferisce con la famiglia a Firenze nel 1925. Qui compie gli studi presso il Collegio dei Padri Scolopi e nel 1927 comincia a frequentare la Scuola Libera di Nudo dell’Accademia di Belle Arti, con insegnanti del calibro di Felice Carena per la pittura, Giuseppe Graziosi per la scultura, Celestino Celestini per la grafica.
Dotato di un’indole autonoma, Annigoni vive fra Milano, dove la famiglia è tornata ben presto a risiedere, e Firenze, dove egli si lega a personalità della cultura come il letterato Renzo Simi, il pittore e scultore pistoiese Mario Parri, lo storico d’origine fiumana Carlo Francovich, lo studioso d’arte trentino Niccolò Rasmo.

E’ in tale clima di fervida intellettualità che egli definisce i propri interessi e orienta il proprio gusto, mostrandosi precocemente in grado di partecipare al dibattito sull’arte pur rimanendo estraneo a movimenti o correnti, tanto da guadagnarsi presto la fama di personaggio fuori dai canoni.

Dopo il successo di pubblico ottenuto con una personale a Milano nel 1936, Annigoni crea il suo primo importante ciclo decorativo ad affresco nel convento mediceo di San Marco, raffigurante una Deposizione permeata da tensioni espressioniste drammatiche, che bene interpretano la ricerca di un arduo equilibrio fra modernità e tradizione. D’allora in poi la pittura a sfondo religioso sarà, insieme alla ritrattistica e all’incisione, uno dei temi portanti della sua produzione pittorica, da una marcata vena malinconica.
Sposatosi con Anna Maggini nel 1937, da cui ha avuto due figli, Benedetto e Ricciarda, Annigoni a partire dal 1949 in poi esporrà con continuità e successo all’estero, in particolare a Londra, dove nel 1955 esegue il Ritratto della Regina Elisabetta II, opera emblematica del ruolo di cui egli è ormai interprete prediletto presso una società d’élite che in lui vede il degno erede di una tradizione antica e che ben volentieri si propone quale committenza secondo l’esempio dei grandi mecenati del passato (tra i tanti spiccano personaggi illustri come il duca di Edimburgo e la principessa Margaret d’Inghilterra, ma anche Margot Fonteyn, John Fitzgerald Kennedy, papa Giovanni XXIII).

Tra il 1958 e il 1980 Annigoni fu impegnato nella realizzazione di importanti cicli decorativi di tema sacro (fra gli altri quelli per la chiesa di San Martino a Castagno d’Andrea, per il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Ponte Buggianese, per la Chiesa Maggiore dell’Abbazia di Montecassino e per la Basilica di Sant’Antonio a Padova), ma anche di soggetti profani (L’Arcadia per la Sala del Pontormo a Wethersfield House Amenia, New York).
Dopo la dolorosa scomparsa della prima moglie, avvenuta nel 1969, la vita di Annigoni è stata rasserenata dall’incontro con la seconda giovanissima compagna e modella, Rossella Segreto, che egli sposa nel 1976. Circondato da uno scelto manipolo di allievi italiani e stranieri, Annigoni dipinge fino a quando si spegne a Firenze il 28 ottobre del 1988.

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